FESTA DELLA LIBERAZIONE
Un Richiamo all’Impegno per un Futuro di Libertà e Cooperazione.
Ogni anno il 25 aprile ci offre l’opportunità di riflettere sulla forza della resistenza, sull’importanza della libertà e sull’impegno per un futuro migliore. In questa giornata speciale, celebrata in tutta Italia, ricordiamo la caduta del regime fascista e la fine dell’occupazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma la Festa della Liberazione non è solo un momento di commemorazione del passato; è anche un’occasione per guardare avanti e rinnovare il nostro impegno per costruire un mondo basato sui valori della democrazia, della giustizia e della solidarietà.
Nell’ambito della cooperazione internazionale, i valori incarnati dalla Festa della Liberazione sono fondamentali. Lavorando per promuovere lo sviluppo sostenibile, la pace e i diritti umani nei Paesi in via di sviluppo, ci impegniamo a garantire che tutte le persone possano vivere libere dalla povertà, dalla violenza e dalle ingiustizie. I progetti di cooperazione internazionale non solo offrono assistenza materiale, ma incoraggiano anche la partecipazione civica, l’empowerment delle comunità e la promozione di una cultura di pace.
La cooperazione internazionale è un atto di resistenza contro la povertà, l’oppressione e l’indifferenza, e richiede un impegno costante e determinato da parte di tutti noi. Questo ci ricorda l’importanza dell’impegno personale per il bene comune: anche noi possiamo contribuire al cambiamento attraverso azioni concrete: che si tratti di partecipare a progetti di sviluppo comunitario, di sostenere cause umanitarie o di difendere i diritti umani, ognuno di noi ha il potere di leggere in modo critico la realtà e trasformarla.
Manteniamo viva la memoria della Festa della Liberazione e continuiamo a difendere i valori di libertà, giustizia e solidarietà in tutto il mondo. Solo attraverso un impegno collettivo possiamo sperare di costruire un mondo più equo e pacifico per le generazioni future.
Oggi vogliamo raccontarti una storia potente, senza un nome, perché rappresenta la possibile realtà di innumerevoli donne intrappolate nella spirale della violenza e del matrimonio coercitivo. Dietro ogni cifra statistica, c’è una vita, un volto e una battaglia.
La storia inizia come quella di molte bambine, in un villaggio dove la fame e la povertà sono quotidiane. Una bambina che va a scuola e ha sogni, una famiglia numerosa che cerca di sopravvivere. Tuttavia, la realtà crudele si manifesta quando diventa evidente che la prospettiva di un matrimonio precoce è l’unica alternativa per assicurare un futuro, anche se limitato, per questa ragazza.
L’orrore dei matrimoni forzati e della perdita di opportunità educative si svela quando la giovane donna, diventata madre prima ancora di poter completare la sua formazione, si ritrova in una situazione di totale dipendenza. Il marito più anziano non solo le nega il diritto di continuare la scuola, ma le impedisce anche di lavorare, aggravando la sua vulnerabilità.
Alla morte del marito, liberata dalle catene di un matrimonio oppressivo, questa donna coraggiosa decide di tornare nel suo paese con i suoi figli. È qui che inizia il percorso verso la libertà e l’indipendenza economica. Affrontando le sfide con tenacia e determinazione, impara a gestire la propria vita. Nonostante le difficoltà, impara a gestire le risorse limitate, ad affrontare le sfide quotidiane e a prendere decisioni che plasmano il suo futuro.
Questa storia è un richiamo alla nostra responsabilità collettiva di lavorare insieme per eliminare la violenza di genere e garantire l’accesso all’istruzione e alle opportunità economiche per tutte le donne nel mondo. Attraverso progetti di cooperazione internazionale, possiamo contribuire a creare un futuro in cui storie come questa diventano sempre più rare e il potenziale delle donne è pienamente realizzato.
In ogni progetto di APDAM, lavoriamo insieme per favorire:
- il diritto di vivere una vita sana, piena e partecipe di bambine e donne;
- la “capacitazione” degli individui e delle comunità, con l’obiettivo non di contrastare singoli bisogni, ma di rimuovere le circostanze per le quali vengono lesi uno o più diritti fondamentali degli esseri umani in quanto tali;
- l’approccio ai diritti umani e alle capacità come modo più completo ed etico per favorire uno sviluppo integrato e sostenibile della persona;
- il rispetto di se stessi e degli altri, indipendentemente dal luogo di nascita, dalla cultura e dal credo;
Ogni undici minuti una donna muore, ma in ogni istante possiamo agire INSIEME per cambiare il corso di molte storie e costruire un mondo in cui la parità di genere è una realtà.
Nessuna può essere lasciata indietro, in Italia e in Altri Mondi, ma per farlo abbiamo bisogno anche di te!
Era il 1992 quando la violenza contro le donne è stata riconosciuta come violazione dei diritti umani dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Dopo più di trent’anni il problema è ancora estremamente diffuso.
In un mondo che ancora combatte per la parità di genere, la condizione delle donne in molte parti dell’Africa rimane una sfida urgente e critica. Le storie di oppressione, violenza e discriminazione possono sembrare distanti e astratte, ma sono racchiuse nelle vite di milioni di donne che combattono ogni giorno per la propria libertà.
In Africa, infatti, le donne vedono sistematicamente negati i propri diritti fondamentali. Qui, la condizione femminile è caratterizzata da abusi sessuali e violenze di genere, sia in ambiente domestico che nella società. L’UNICEF riporta che il 42% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale da parte del proprio partner. Questi dati sconcertanti mettono in luce la necessità critica di affrontare la violenza di genere in modo globale.
Nel mondo, ogni anno vengono uccise circa 48.800 donne, 5 ogni ora.
Più di 133 donne e ragazze ogni giorno. Una ogni 11 minuti.
Ma il problema non esclude nessun Paese: quest’anno, in Italia, su 295 omicidi registrati, 106 sono stati con vittime donne. Cambiano le modalità ma non le conseguenze.
Ieri era la giornata mondiale del sorriso!
Nuovamente cogliamo l’occasione per rivolgere un pensiero ai bambini di Sansa Bana e a chi ha dedicato la propria vita a riportare loro un sorriso, curando le ferite del cuore e diventando un posto sicuro e accogliente anche quando non si trova un motivo per sorridere.
Vi presentiamo quindi, altri due membri di questa grande famiglia: i loro nomi sono CLAUDE e CLAUDINE!
Claude e Claudine sono due fratellini, che fin dall’infanzia hanno vissuto situazioni di violenza domestica. Alla morte della mamma vengono portati a Sansa-Bana con il loro fratello maggiore, Clovis.
Qui c’è una bambina, Naomie, con la quale creano subito un gran legame ed è difficile per loro separarsi: non la lasciano nemmeno andare a scuola senza piangere o seguirla, aspettandola all’uscita.
Sono entrambi bambini molto sensibili e bisognosi di affetto. Claude è più taciturno e fragile, Claudine più allegra e sorridente… ma il passato ogni tanto raffiora per entrambi e diventa difficile da sopportare: in quei casi la presenza di Emiliana è per loro molto importante, solo con lei si calmano.
Con Emiliana si divertono a giocare, danzare, mangiare arachidi… e i biscotti che porta da Kikwit!
NOI VOGLIAMO ESSERCI AL FIANCO DI EMILIANA PER RIPORTARE IL SORRISO A QUESTI BAMBINI, E TU?
Fare la tua parte è facile: ti basterà compilare questo modulo di sostegno a distanza (anche in modalità digitale) e inviarlo a sansabana@apdam.org.
Se invece preferisci parlare direttamente con Emiliana, chiamala al 3338880674 o scrivile a sansabana@apdam.org
Scopri tutti i nostri progetti di cooperazione internazionale!
Qualche giorno fa è stato pubblicato sui social un video promosso dal Governo sulla situazione degli sbarchi di queste settimane, ribadendo tra le altre cose la necessità di respingere i migranti, di difendere i confini esterni e di riformare i Centri di permanenza per i rimpatri.
Alcune organizzazioni umanitarie, impegnate nei territori interessati per favorire sviluppo locale, hanno deciso di reagire con un comunicato stampa.
Anche noi di APDAM prendiamo posizione
contro alcune dichiarazioni che riteniamo infondate e in contrasto con “gli sforzi e i mezzi impiegati dalla cooperazione italiana per creare un rapporto di fiducia con la società civile e i partner locali e sensibilizzare molti giovani sui rischi di migrazione irregolare, all’apertura di canali di ingresso legali, le condizioni richieste per le richieste di protezione e i progetti di sviluppo locale”.
Abbiamo ritenuto, infatti, che il termine clandestino sia stato usato in modo “legalmente inappropriato per definire coloro che stanno cercando di raggiungere l’Europa e non hanno ancora avuto l’opportunità di richiedere una qualche forma di protezione, e che contiene anche un giudizio negativo, che probabilmente diffonderà odio e discriminazione”.
Per saperne di più:
Sortie de la Première ministre d’Italie sur les migrants irréguliers: «Un message en contradiction avec les activités de la coopération italienne», dénoncent des Ong
Per allenare l’empatia e il pensiero critico
Abbiamo raccolto alcune definizioni e riflessioni che in fondo già conosciamo ma che spesso dimentichiamo. Da rileggere quando l’assuefazione a un certo tipo di narrazione ci porta a rimanere impassibili e incapaci di reagire.
PROPAGANDA
/pro·pa·gàn·da/
sostantivo femminile
Azione intesa a conquistare il favore o l’adesione di un pubblico sempre più vasto mediante ogni mezzo idoneo a influire sulla psicologia collettiva e sul comportamento delle masse.
(Oxford Language)
DISINFORMAZIONE
/di·ṣin·for·ma·zió·ne/
sostantivo femminile
Carenza o grave inesattezza dell’informazione, spesso dovuta a una precisa volontà fuorviante.
(Oxford Language)
Ricorda che la propaganda è spesso utilizzata per diffondere paura e per annullare il dibattito pubblico.
Ricorda che la disinformazione spinge all’adozione di opinioni estreme nelle quali è impossibile il compromesso.
Ricorda che le narrazioni tossiche hanno bisogno di identificare un nemico ad ogni costo, alimentando climi di emergenza.
Ricorda che l’empatia va allenata e che la sovraesposizione a notizie raccontate in un certo modo causa assuefazione.
Ricorda che si può reagire.
Per imparare a riconoscere la disinformazione, puoi iniziare approfondendo l’argomento delle migrazioni leggendo i dati e le statistiche di:
UNHCR Italia
(Agenzia dell’Organizzazione delle Nazioni Unite)
ACTIONAID
(Organizzazione internazionale indipendente)
OPEN MIGRATION
(Progetto di informazione sul tema delle migrazioni)
Oggi è la giornata mondiale dei genitori!
Nuovamente cogliamo l’occasione per fare delle riflessioni che, oggi più che in altri giorni, ci poniamo sui nostri genitori e sulle nostre famiglie per rivolgere un pensiero ai bambini di Sansa Bana
Vi presentiamo quindi, un altro membro di questa grande famiglia: il suo nome è ARCENE!
Arcene è nata a Malembe il 2 marzo 2012 e, dopo aver perso il padre, arriva in orfanotrofio in seguito alla decisione della madre di affidarla alle cure nostre e delle suore di San Giuseppe.
La sua sensibilità traspare dal modo in cui si prende cura dei più piccoli, che riempie delle attenzioni che lei non ha avuto… almeno fino al suo ingresso a Sansa Bana. Con Emiliana ha ritrovato il calore di cui aveva tanto bisogno, ma neanche questo è sempre bastato per fermare le lacrime che a tratti solcavano silenziosamente il suo dolce viso, senza possibilità di fermarle.

Oggi è una bambina molto allegra e sorridente, ama fare spettacolo danzando e recitando e le riesce molto bene!
Sebbene non sia nello stato di malnutrizione di quando è arrivata, Arcene ha ancora un peso piuttosto basso e una salute cagionevole.
Il tuo aiuto le garantirà ciò di cui ha bisogno per curarsi:
ANCHE TU PUOI ENTRARE A FARE PARTE DELLA GRANDE FAMIGLIA DI SANSA BANA!
Fare la tua parte è facile: ti basterà compilare questo modulo di sostegno a distanza (anche in modalità digitale) e inviarlo a sansabana@apdam.org.
Se invece preferisci parlare direttamente con Emiliana, chiamala al 3338880674 o scrivile a sansabana@apdam.org
Scopri tutti i nostri progetti di cooperazione internazionale!
Uno spunto di riflessione per la giornata internazionale della famiglia
Oggi è la giornata internazionale delle famiglie.
Come sempre in queste occasioni, non si tratta tanto di una giornata per festeggiare qualcosa, quanto per riflettere sul tema dell’ESSERE FAMIGLIA.
La famiglia non è una sola, ci sono innumerevoli storie d’amore tra persone che, ognuna a modo suo, si scelgono ogni giorno.
Alcune famiglie sono grandissime, si allargano fino a superare i confini nazionali per farti sentire in ogni momento che non si è soli, anche quando si è separati da migliaia di chilometri.
La nostra Emiliana ha scelto di diventare la famiglia che i bimbi di Sansa Bana non avevano più e oggi più che mai ci dimostra come alla fine la questione sia molto semplice: perché “famiglia è dove famiglia si fa”
Ti presentiamo quindi, un altro membro di questa grande famiglia: il suo nome è BLAISI!

Blaisi è nato a Malundu, il 12 marzo del 2010.
È molto affezionato a sua sorella Lucie, e come ogni fratello maggiore non manca di rimproverarla quando lei fa i capricci!
Fin dal suo ingresso a Sansa Bana, ogni giorno per qualche ora lo si perdeva di vista: si è scoperto che andava in ospedale a trovare la mamma e a portarle da mangiare, anche privandosi del suo cibo. Da quel momento, a Blaisi viene riservata ogni giorno una porzione aggiuntiva di cibo, che può portare alla sua mamma.
A Sansa Bana collabora alla preparazione della tavola e alla distribuzione dei pasti. Nel tempo libero ama andare alla ricerca di tutto ciò che è commestibile: con il suo gruppetto di amici (Desiré, Clovis, Kito e Grace) si dedicano in particolare alla ricerca di manghi con i quali Emiliana prepara una buonissima composta.
Ama fare i regali a Emiliana, dalla frutta agli insetti: ride come un matto quando scappa impaurita!
Ogni volta che lei va via, pieno di speranza Blaisi le chiede di partire con lei per l’Italia.
Forse questo non sarà mai possibile, ma hai la possibilità di migliorare la sua vita anche a Kisanji:
ANCHE TU PUOI ENTRARE A FARE PARTE DELLA GRANDE FAMIGLIA DI SANSA BANA!
Fare la tua parte è facile: ti basterà compilare questo modulo di sostegno a distanza (anche in modalità digitale) e inviarlo a sansabana@apdam.org.
Se invece preferisci parlare direttamente con Emiliana, chiamala al 3338880674 o scrivile a sansabana@apdam.org
Scopri tutti i nostri progetti di cooperazione internazionale!
Chiara Gamberale, “Le luci nelle case degli altri”, Mondadori, 2010
L’articolo di oggi è dedicato alla missione di monitoraggio in Senegal, ma non parla delle missioni.
O Almeno non direttamente.
Perché c’è stato un momento, in Senegal, che portiamo nel cuore con tenerezza e che racconta meglio di molte altre parole dei risultati di un buon progetto di Cooperazione Internazionale.
Oggi lo vogliamo condividere con voi: abbiatene cura.
Dicono che in Africa gli spostamenti siano lentissimi, tra i sentieri polverosi e le buche profonde: un limite per certi versi, un’occasione per altri. L’occasione di dedicare completamente il proprio tempo a un compagno di viaggio e alla sua storia.
Dicono anche che il Senegal sia nato per i tramonti, con quel grande sole rosso che cade dietro la foresta. Ed è proprio durante un tramonto che è iniziato questo viaggio.
Quella sera c’era un giovane uomo con cui dividere la sella di una moto, viene da un villaggio vicino a quelli di progetto e vorrebbe portarci lì: c’è bisogno di fare qualcosa perché i giovani vogliono andare via ma non sanno veramente quanto il viaggio sia pericoloso.
Da spettatori delle migrazioni ci si chiede perché le persone partano, sopportino tutte quelle violenze, per trovare un muro ad attenderli: si stava così male lì dove erano?
Beh questo lui lo sa bene perché il suo racconto parte dal Senegal, attraversa il Mali e arriva in Libia. Appena oltrepassato il confine il suo futuro viene però sequestrato, con le botte e la forza, in una prigione libica. Le cose che ha visto e subìto in quei giorni non lo abbandoneranno mai, come la consapevolezza di aver abbandonato a sua volta amici e persone care dietro di sé.
Lui è infatti uno tra i pochi fortunati che riesce a scappare e tornare indietro.
Parla di fortuna, per essere scappato, per essere vivo. Decidete voi se chiamarla fortuna.
Dicevamo, vuole che andiamo al suo villaggio, perché i nostri progetti stanno dando risultati e la percentuale di persone che partono da quelle zone è diminuita, e questa non è fortuna. È progettare in un’ottica di sviluppo, per indurre un miglioramento con una prospettiva di lungo periodo1. Ed è il nostro lavoro.
Così, su quella moto, grati per la preziosità del racconto, risuonano nella mente quelle parole che sentiamo così nostre “che zero più zero più zero più zero alla fine fa uno”2. Tanti piccoli niente, col tempo, portano a un risultato.
Esistono tanti mondi su un solo pianeta, questo altro mondo lo abbiamo conosciuto attraverso gli sguardi in uno specchietto retrovisore ed è sempre così bello non esserne indifferenti e riconoscere alla fine come siamo tutti parte dello stesso mondo.
Perché comunque, sempre, A Proposito di Altri Mondi.
Anche tu puoi unirti a questa somma di piccoli 0 e aiutarci nel cambiamento: scopri come donare a sostegno dei nostri progetti di cooperazione internazionale!
Scopri i nostri progetti di Cooperazione Internazionale in Senegal
1 Andrea Stroppiana, “Progettare in contesti difficili. Una nuova lettura del Quadro Logico”, Franco Angeli Edizioni, 2009.
2 Eugenio in Via di Gioia, “Utopia”, Amore e Rivoluzione, 2022.
Una riflessione che ci sembrava doverosa
Una riflessione sul naufragio di Cutro che ci sembrava doverosa, per non dimenticare, perché ciò che desideriamo è diffondere consapevolezza e lo facciamo ogni giorno con le nostre attività e con il lavoro di tutti i volontari di APDAM. Con i nostri progetti internazionali cerchiamo di donare speranza a donne, bambini, giovani e uomini nei paesi in cui operiamo. Cooperiamo con loro al fine di fornire gli strumenti e le risorse per cogliere e raccogliere tutta la ricchezza intellettuale e le competenze tecniche che già possiedono.
Il Naufragio di Cutro non può essere dimenticato e desideriamo che diventi un mantra a partire da adesso, nonostante avremmo dovuto farlo anche ieri, quando qualcuno ci chiederà aiuto. E’ un dovere tendere la mano, perché siamo tutti esseri umani!
Senza tediarvi troppo, vi lasciamo uno stralcio di ciò che pensiamo…
C’è un quadro di Turner che rappresenta una nave negriera in preda alla collera cieca del mare inferocito. Il vascello è preda della forza distruttrice delle acque: cerca di allontanarsi, ma si lascia dietro una terribile scia di detriti e uomini.
L’impotenza di fronte a questo quadro è percepibile, ed è terribile.
È passata una settimana dal naufragio di Cutro e di cose ne sono state dette.
Le abbiamo sentite in televisione mentre mangiavamo con la famiglia, poco prima di un programma a premi.
Abbiamo visto le immagini mentre andavamo al lavoro, fermi nel traffico o sulla metro, scrollando la pagina verso un altro post.
Le abbiamo lette sui giornali, accanto a quell’enorme pubblicità di una crociera.
Chissà quanto passerà prima che ci ricorderemo di nuovo che il nostro mare è pieno di corpi e di sogni spezzati.
La narrazione riduce tutto a colpevoli, numeri e lettere.
Semplifichiamo bare, corpi, dolore, per non pensare che stiamo guardando persone, con una storia.
Ci siamo abituati.
Ma non siamo impotenti di fronte alla realtà.
Ogni giorno si sceglie di non esserlo.
Reimpariamo l’empatia per non rimanere indifferenti.
Nell’immagine: La nave negriera, William Turner, 1840