1° Maggio, Festa dei Lavoratori

 

di Erica Romano
La Costituzione Italiana, architrave della nostra Repubblica, cita così:

Mi dispiace averlo letto solo più avanti con gli anni e non nell’infanzia… mi avrebbe aiutato a formulare prima il mio pensiero sul significato del lavoro nella vita dell’essere umano.

Quando ero piccina e pensavo ai lavoratori, le mie idee non si rispecchiavano nelle parole dell’art.4 (di cui sapevo a stento dell’esistenza), bensì in quei film che narravano di persone partite dalla base dell’organigramma aziendale e che riuscivano, attraverso varie peripezie, a scalarlo fino ad arrivare all’apice del successo. Ciò che muoveva l’animo di quei personaggi e teneva lo spettatore incollato allo schermo, era la ricerca del successo inteso come lauto stipendio, conquista di una posizione di potere, rivendicazione.

Visione un po’ miope, parziale e distorta del lavoro.

Fortunatamente crescendo, osservando i miei genitori, mio zio e i miei nonni e poi entrata nel mondo del lavoro, il mio pensiero si è rispecchiato sempre più nell’art 4: il successo sta nel concorrere al progresso materiale e SPIRITUALE della società e in particolare ci tengo a sottolineare la parola spirituale.

 

E allora voglio raccontarvi alcune storie di questo successo, storie di APDAM e anche di questo territorio, che hanno concorso e concorrono, una alla volta, al progresso spirituale della nostra società con “atti di reale e cortese affetto”.

 

Vi racconto di un uomo che ha proposto al proprio datore di ridurre le proprie ore lavorative affinché il futuro collega, di cui conosce solo il nome, possa avere uno stipendio dignitoso.

Vi racconto di una donna che terminato il suo percorso lavorativo, date le dimissioni, si è presentata comunque in ufficio non retribuita solo per lo scopo di dar voce a giovani in una situazione di svantaggio di questo territorio.

Vi racconto di un uomo che ha rinunciato al proprio stipendio pur di mantenere il posto alla sua giovane collega capace, volenterosa e con gli occhi pieni di progetti di vita da realizzare.

Vi racconto di una famiglia che vive del lavoro dei campi e che rispetta scrupolosamente il tempo di decadimento dei fitofarmaci, per rispetto delle persone che il loro lavoro nutre, nonostante i concorrenti di aziende più importanti non sempre lo facciano, nonostante le perdite di denaro perché il rispetto verso l’essere umano è più importante di tutto.

Vi racconto di un uomo che cerca di proteggere a suo discapito i suoi clienti dalle logiche degli obiettivi aziendali che le renderebbero vittime e li impoverirebbero ulteriormente.

Vi racconto di un uomo che dopo aver superato un infarto e un’infezione da Sars-Covid 19, appena le forze lo hanno un po’ sostenuto, ancora a casa in convalescenza, ha rimesso mano al progetto di un giardino sensoriale perché possa germogliare al più presto.

Vi racconto di una coppia che, nonostante la malattia di uno dei due, ha strappato la vita ad ogni giorno sostenendosi nel proseguire con dedizione il proprio studio e l’allevamento di capre e costruendosi un futuro.

Vi racconto di alcune donne che hanno reso poche stanze, un po’ buie, in un luogo magico fatto di coccole, risate, canzoni e spensieratezza per dei piccoli bambini, facendoli sentire al sicuro.

Vi racconto di una donna le cui sedute psicoterapiche sono retribuite in base alle disponibilità dei pazienti per non abbandonare nessuno al dolore della solitudine di non poter ricevere aiuto.

E infine vi racconto di una donna pensionata che si reca in ufficio sito ad un’ora da casa sua e come volontaria tiene la contabilità di APDAM con profonda dedizione, scrupolosità e precisione.

È così che in questo periodo storico e in questo 1° maggio vogliamo augurare ad ognuno di voi prima di tutto la possibilità, attraverso il vostro lavoro, di poter sostenere la vostra famiglia e allo stesso tempo di concorrere al progresso spirituale della vostra comunità.

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