di Francesca Giada Antonaci

 “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno

È difficile trovare parole migliori di quelle di Madre Teresa per esprimere il contributo di chi decide di partire in missione per l’Africa, immaginando ciò di cui alcune realtà rurali avrebbero bisogno per vivere una vita “piena”.

Quando ho saputo che Laura, volontaria di APDAM, aveva deciso di compiere un gesto così significativo, quale quello di dedicare e investire il proprio tempo per partire in missione nella Repubblica Democratica del Congo, ne sono rimasta affascinata. Ero entusiasta per la nuova avventura che la mia amica stava per intraprendere e, una volta partita, aspettavo con apprensione suoi messaggi o fotografie, spiragli della realtà che stava conoscendo.

Ho avuto la grande fortuna di poterla “seguire” nel suo Viaggio, dalla capitale Kinshasa fino alla trasferta nel villaggio di Kisanji, con possibilità di comunicare sempre più ridotte.
La sua esperienza mi ha permesso di aprire, anzi spalancare, una finestra sul mondo, su una realtà che tutti conosciamo per sentito dire, ma di cui davvero poche Persone si preoccupano. 

Già da piccola avevo a cuore la causa, grazie all’esempio di mia madre, sostenitrice di iniziative solidali a favore dei bambini che non avevano tutto ciò che io invece avevo: una famiglia, una casa, la possibilità di arrivare dove sono oggi.

Anni dopo, condividendo la sua esperienza, Laura ha permesso che tutti esplorassero quell’angolo del Mondo con i suoi occhi e che conoscessero tramite le sue braccia il calore che i bambini dell’orfanotrofio di Sansa-Bana avevano riservato a lei, ad Alessandra e alla loro mamma Emiliana. 

Il racconto del suo Viaggio è stato talmente ricco di passione e sentimento da far sorgere il desiderio di portare bambini come l’allegro Emmanuele e la piccola Maria nella propria vita, per donare loro un po’ della ricchezza che si realizza di avere di fronte a realtà difficili da immaginare dalle nostre calde case. Nasce impulsivo il desiderio di tornare in Italia riempendo l’aereo di tutti quei bambini, per regalare loro il futuro che meritano.

È proprio per questa ragione che ci ho tenuto a regalare un sorriso ai bambini dell’orfanotrofio di Sansa-Bana, in occasione di una delle giornate più importanti delle mia vita, quella della mia laurea magistrale in Ingegneria Biomedica.

Si dice che una gioia sia reale soltanto se condivisa

Averla condivisa non solo con la mia famiglia ed i miei amici, ma aver anche presentato questi allegri bambini ai miei cari, ha arricchito quella giornata, già apparentemente piena, di un importante valore aggiunto.
Ispirata dall’esempio di Laura, che aveva deciso di devolvere all’orfanotrofio il suo regalo di Laurea Magistrale, ho contattato APDAM per poterlo fare anch’io, realizzando in questo modo delle bomboniere solidali.

 

Per la confettata che ha accompagnato la pergamena, ho scelto come simbolo l’albero della vita, augurando a ognuno di quei bambini una vita costruita su solide radici, con l’immenso auspicio che, nonostante le difficoltà, possano avere una vita piena e ricca di momenti di crescita, apprendimento e opportunità, simboleggiati dai numerosi rami.

Il mio gesto è stato solo un piccolo raggio di luce volto ad accendere una speranza nata dalla consapevolezza che la vita può essere diversa.

Se tanti raggi si unissero sommandosi, la Luce che ne scaturirebbe avrebbe la capacità di trasformare la mera speranza in possibilità di concreta rinascita per molte Vite dimenticate e nascoste.

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