Ogni tanto mi meraviglio di come sia possibile in 7 ore passare da una grigia e cupa Milano ad una afosa e caotica Kinshasa. Quel giorno di novembre 2019 è andata proprio così.

Sono arrivata in una Kinshasa che ho ritrovato frenetica, come nel 2018: sempre in movimento, con i suoi tanti taxi gialli che sfrecciano sulle vie della città, con i (pro)fumi dei cibi cucinati per strada e gli odori dei rifiuti abbandonati in ogni dove. No, Kinshasa non mi sembra cambiata affatto da quando l’ho lasciata nel settembre del 2018. Purtroppo, aggiungo.

Nelle periferie di Kinshasa la malnutrizione infantile è dilagante. I lavori di fortuna degli adulti non permettono di assicurare nemmeno un pasto al giorno a tutti i componenti della famiglia. Con quei pochi spicci che si guadagnano giornalmente si compra il cibo più povero: quello che costa meno, ma anche quello che nutre meno.
E quando la situazione necessita di essere presa in carico in qualche struttura, non ci sono i soldi: né da parte dei genitori per assicurare le cure mediche (sì, sono a pagamento a Kinshasa) né da parte di medici e infermieri per garantire la distribuzione degli alimenti terapeutici utilizzati (latte o pappe pre-confezionate che scarseggiano perché provenienti dall’estero, fortemente dipendenti da stock esterni e con prezzi troppo elevati).

In un pomeriggio di novembre mi sono trovata al tavolo con esperti del Programma Nazionale di Nutrizione e con dottori di ricerca in farmacia galenica a discutere della validazione di un protocollo di sperimentazione clinica di una farina terapeutica (la ZEINATA) a base di alimenti locali che potrebbe cambiare il modo di affrontare la malnutrizione nel Paese.

Cosa vuol dire?
Immaginate che un Professore abbia elaborato la ricetta di una farina prodotta con alimenti congolesi che è capace di migliorare le condizioni di nutrizione.
Immaginate che uno studio su larga scala permetta di evidenziare scientificamente che questa farina è davvero capace di contrastare la malnutrizione.
Immaginate le Unità Nutrizionali che non devono più aspettare i rifornimenti di pappe terapeutiche dall’estero, ma che possono produrle da sé con alimenti disponibili localmente e con costi decisamente più accessibili alle famiglie.

Ecco, tutto questo è il lavoro che APDAM sta portando avanti con l’Istituto di Ricerca in Scienze della Salute e con il Programma Nazionale di Nutrizione del Congo con la farina ZEINATA. Ed insieme ai miei colleghi ho potuto, in quel pomeriggio caldo di novembre, comprendere la grandezza di ciò che stiamo portando avanti con determinazione.

Ogni tanto mi meraviglio di come il tempo scorra veloce a Kinshasa, nonostante il malembe malembe dei ritmi dei suoi abitanti.
Quel giorno di dicembre 2019 è andata così, in aeroporto, salutando i miei colleghi congolesi e augurando loro un buon Natale.
No, Kinshasa non è cambiata.
Purtroppo, non ancora.

Per fortuna, però, abbiamo la ragionevole consapevolezza di aver posto fondamenta solide per un cambiamento che permetterà di non lasciare indietro nessuno.

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