di Emiliana Piras

Era da tanto tempo che sognavo di passare il Natale a Kisanji con i miei bambini,

desideravo fortemente fosse una giornata speciale anche per loro…

Il Natale è per antonomasia la festa dei bimbi, è letterine scritte di nascosto, è sobbalzare ad ogni piccolo rumore la notte del 24, è sperare che il pacco più grosso e colorato sia proprio per loro.

E, per almeno una volta nella vita, volevo fosse così anche per i bimbi di Sansa-Bana, volevo che respirassero, almeno per un giorno, l’aria che si respira durante il Natale in famiglia, volevo che fossero sommersi da un po’ di affetto, volevo vedere in loro proprio quel sorriso particolare che nasce solo sul viso dei bambini quando ricevono un dono che non si aspettano.  .

Per loro volevo che collaborassero tutti insieme, per decidere cosa mangiare, per addobbare la casa con quel poco a disposizione e che, insomma, godessero di quell’atmosfera tipica dei preparativi di una grande festa. Invece per me, non desideravo altro che sedermi alla loro tavola, accerchiata dai loro più grandi sorrisi, volevo esaudire uno dei loro desideri: vedermi seduta, per una volta, li con loro e  mangiare lo stesso cibo. Anche se è costato un po’ di fatica in più trovare qualcosa che potessi mangiar anche io, senza soffrirne dopo.

Ma la magia del Natale può tutto, se davvero ci crediamo…

E per quell’anno, noi abbiamo voluto crederci, con ogni particella del nostro corpo. Abbiamo creato un albero di Natale con un panno e lo abbiamo riempito di adesivi che abbiamo posizionato al centro del refettorio; abbiamo girato tutti in negozietti di Kisanji per cercare palloncini e scintille, mentre i bimbi coloravano disegni che abbiamo usato per abbellire la stanza. Non immaginereste mai il loro stupore, alla vigilia di Natale, quando mi hanno vista sedere al loro tavolo, e figuriamoci le risatine che sono partite mentre ho iniziato a mangiare fufu e maiale!

Il giorno di Natale dopo la messa, silenziosamente, ho riposto tanti pacchetti coloratissimi sotto il grande albero di manghi del cortile, e subito li ho visti sbucare uno ad uno incuriositi. “Cosa sono?” “Per chi sono?” “Cosa c’è dentro?”, arrivavano domande a raffica.

albero di natale

Devo ringraziare alcuni miei amici senza di cui questa piccola magia non sarebbe stata possibile, mi hanno regalato peluche, quaderni, pennarelli, pastelli che ho inserito nei pacchetti insieme a biscotti, caramelle, penne, album da disegno, saponette. È stato il caos, quando da buona Babba Natale, ho consegnato ad ognuno il suo pacchetto. Sono impazziti per il pallone da calcio in particolare, tutti volevano giocarci, o farci una foto insieme tenendolo tra i piedi o in mano. 

A me il Natale mette addosso, da sempre, quell’alone di tristezza e nostalgia.  Ma l’anno scorso, per una volta, quelle piccole pesti, quell’alone lo hanno scacciato via lasciando spazio ad un Natale speciale, pieno di sorrisi, di stupore, di sole caldo africano, e pieno di quell’amore che solo loro riescono a darmi…

e che mi scalda sempre il cuore, facendomi tornare un po’ bambina.

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